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South African English is lekker!

 

La lingua madre del Sudafrica è l'Inglese. E' bene specificarlo, ché sono stati in tanti a stupirsi nel sentire parlare inglese - un buon inglese - dal personale di terra dell'aeroporto di Cape Town al barista alla cassiera ai commessi, alle persone che per strada si fermano per rispondere a una qualsiasi richiesta di informazioni. Ovunque si parla Inglese e l'Inglese è la lingua ufficiale, quella dei documenti oltre che della comunicazione. Si parla Inglese alla radio e in televisione. 

 

La Costituzione sudafricana riconosce 11 lingue ufficiali, ma quella comune, che si studia sin dalle primary, è l'Inglese. 

Nel Western Cape la seconda lingua più parlata è l'Afrikaans, lingua di ceppo germanico inventata dai Boeri nel XVII secolo. Molto diffuso è anche l'IsiXhosa, del ceppo Nguni, una lingua molto onomatopeica e musicale. 

Entrando in un bar di Stellenbosch per la colazione ad accoglievi sarà un goeie more. Rispondere con un Good morning significa fare convertire subito sulla "funzione inglese" il vostro interlocutore.

Per le restanti ore della giornata sarà Goeie dag che però è poco usato e lascia spazio al più diffuso e comprensibile Hello, Good day e via dicendo. Il tutto sempre assolutamente accompagnato da un sincero sorriso, così come all’uscita quando vicendevolmente ci si augura Have a good day, Have a nice day, se non addirittura Have a lovely day.

E se il giorno è stato un bel giorno, lo si può senza ombra di dubbio definire a lekker day! Lekker significa bello, buono, meraviglioso e si applica a qualsiasi esperienza. Per esempio, per i sudafricani una delle cose assolutamente lekker è il braai, cioè il tradizionale barbecue, una tradizione, un rito collettivo settimanale, un’istituzione che viene celebrata in una giornata nazionale specifica. Poi ci sono tutti i nomi dei piatti della multietnica cucina sudafricana, ma di questi ne parliamo in un’altra pagina apposita.

Sono parole Afrikaans utilizzate usualmente dentro il discorrere quotidiano, così come altre parole delle altre lingue parlate in Sudafrica. Diffusissimo, per esempio, è il termine gogga o goggo che per i Khoisan è il modo di chiamare gli insetti, i bug.

L’Nguni khaya sta per casa e lo si trova soprattutto come prefisso o desinenza di parole composte come ad esempio il nome di alcune township (la più grande di Cape Town si chiama Khayalitsha).

Ubuntu è parola Zulu ormai diventata internazionale che significa “io sono ciò che sono grazie a quello che siamo e siamo ciò che tu sei”: è una filosofia di vita basata sul rispetto reciproco.

Uno dei modi di dire più diffusi tra i sudafricani prevede l’utilizzo della parola busy non come aggettivo ma per accrescere il peso di quanto si sta facendo. Per esempio “I was busy sleeping when somebody knocked at the door” per dire della profondità del sonno al momento in cui qualcuno si è presentato alla porta a bussare. O “I was busy working at the problem” per significare l’impegno nella risoluzione di una questione. L’utilizzo di busy può arrivare a degli estremi come “I was still young when my children were busy being born” per dare l’idea di quanto giovane si possa essere alla nascita del proprio figlio. In un interessante libro pubblicato di recente in Sudafrica sulle tante variabili dell’inglese, si ricorda che lo stesso utilizzo particolare di busy si ritrova in alcuni film americani o in una delle canzoni di Bob Dylan in cui si trova la costruzione “busy dying”.

Il libro – Eish, but is it English? – scritto dal professore di linguistica dell’Università di Cape Town Rajend Mesthrie e dalla scrittrice Jeanne Hromnik, è un interessante testo di linguistica e uno strumento utile a capire la storia e le tradizioni sudafricane. E anche dell’inglese. Anzi, degli inglesi sparsi nel mondo. 

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